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Il sito archeologico di Ulpia Oescus è stato fra i più grandi e significativi insediamenti tracio-romani nella regione del basso Danubio.

Ha conosciuto il suo massimo splendore fra il II e il IV secolo d.C., quando, vivace centro urbano, è diventato avamposto militare strategico nella fase di colonizzazione dell’impero romano.

I resti archeologici di Ulpia Oescus si trovano vicino ai villaggi di Gigen e Gulyantsi, nella municipalità di Pleven. A soli 3 km a sud dal fiume Danubio, l’antica città si estendeva lungo la foce del fiume Iskar, detto Oescus in lingua tracia, da cui ha derivato il nome.
Oggi, Ulpia Oescus è considerata una delle più importanti attrazioni culturali della Bulgaria del nord grazie alla sua importanza storica in ambito architettonico, artistico e religioso.

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La fondazione della città di Ulpia Oescus risale al 106-109 d.C., poco dopo la seconda guerra romano-dacia, guerra conclusasi nel 106 d.C. con la vittoria di Roma. Per commemorare la vittoria, i Romani aggiunsero al nome della città la denominazione Ulpia, in onore del padre dell’Imperatore Traiano che così si chiamava.

La trasformazione in città di Oescus, costruita sul sito di un insediamento militare romano, è strettamente legata alla storia della Legio V Macedonica, la legione romana qui stanziata. In prima linea nella guerra contro i Persiani, la Legio V Macedonica ha significativamente influenzato l’impianto dell’urbe che ha fortemente risentito degli influssi architettonici orientali.

Nel corso del II e del III secolo d.C., Ulpia Oescus diventa un fiorente centro economico e culturale, punto di riferimento per l’intera provincia romana della bassa Mesia. La sua fama, nota in tutto l’Impero, la rende punto di riferimento strategico per il controllo militare di tutti i Balcani: conoscere Ulpia Oescus è indispensabile per comprendere l’influenza storica di Roma su questa regione del Danubio.

Il periodo romano vede una continua e prospera crescita di Ulpia Oescus; la sua posizione sul Danubio la rende città di frontiera sul limes che nettamente separa, grazie al fiume, la civiltà latina dai territori del Nord popolati dai barbari. E il confine è qui invalicabile: il fiume costituisce una barriera naturale che non può essere violata.

La città di Ulpia Oescus vantava il Foro Romano, il Tempio Capitolino e la Basilica civile. Il Tempio Capitolino rappresenta un unicum, segnando il più alto livello architettonico mai raggiunto in tutta la Mesia superiore ed inferiore. Raggruppava tre templi, dedicati a Giove Optimus Maximus, a sua moglie Giunone ed a Minerva, dea della guerra. Sentimento religioso ed architettura si integravano qui in modo sublime complementandosi a vicenda per celebrare lo splendore di Roma.

Subito dopo l’ultimo conflitto mondiale, nel 1948-1949, il sito di Ulpia Oescus diventa famoso per una straordinaria scoperta archeologica: il ritrovamento dei mosaici achei, portati alla luce un antico ed ampio complesso architettonico dedicato a servizi pubblici.
Il ritrovamento dei mosaici costituisce un evento di eccezionale importanza per l’archeologia bulgara; il loro valore artistico conferma ed accresce l’importanza della regione bulgara nello studio della storia antica.
Oggi i mosaici achei possono essere ammirati nel museo storico regionale di Pleven.

Nel 376-378 d.C. Ulpia Oescus viene vinta dai Goti. Terminata la guerra di conquista, il territorio della città romana viene saccheggiato ed incendiato mentre le sue mura sono rase al suolo. È l’inizio del declino della fiorente città.

Nel V secolo, Ulpia Oescus viene ripetutamente attaccata dagli Unni; subisce ulteriori perdite, viene ulteriormente distrutta. Il declino è inarrestabile ed Ulpia Oescus perde completamente la sua premineza sulla regione. L’area attorno alla gloriosa città romana rimane però popolata: la zona di Gradishte ed il villaggio di Gigen continueranno ad esistere sino alle conquiste ottomane del XIV secolo.

Oggi i resti architettonici di Ulpia Oescus continuano a testimoniare la grande civiltà ed il  grande passato di questa regione della Bulgaria. Senza ombra di dubbio, questo sito è da considerare una punta di diamante lungo il tracciato della Dunav Ultra Cycle Route, sicuramente da annoverare fra i più importanti siti romani lungo il Danubio.

Photos: Boris Begamov
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